“Se non fate i bravi oggi non vi porto in palestra!”, ecco una frase che diceva spesso la mia maestra delle elementari. 

L’ora di ginnastica è purtroppo considerata spesso una “seconda ricreazione”, importante solo perché “i bambini devono sfogarsi un po’”. Quanto spesso abbiamo sentito queste frasi? Genitori e insegnanti frequentemente attribuiscono all’educazione fisica un significato limitato e marginale, di certo meno importante della matematica o del compito di italiano.

Quest’atteggiamento dovrebbe essere invece arricchito, riflettendo su quante cose si possano apprendere grazie a quest’insegnamento.

Gardner, un importante psicologo americano, è stato il fautore della Teoria delle Intelligenze Multiple, teoria ai tempi (anni ’80) e forse tutt’oggi rivoluzionaria, in quanto afferma l’esistenza di almeno sette diversi tipi di intelligenze tra cui quella corporeo-cinestetica. Le abilità procedurali, di equilibrio, coordinazione e movimento non hanno quindi un valore inferiore rispetto ad altre abilità, quali quelli logico-matematiche o linguistiche. La teoria sostiene quindi l’importanza di stimolare anche questo tipo di intelligenza. 

 

Ma proviamo a fare dei passi in più. 

Pensiamo al gioco della palla-battaglia in una classe della scuola elementare. 

Proviamo ora a riflettere su quante abilità siano richieste per poterlo organizzare e praticare correttamente. 

 

 

In primo luogo, i bambini devono dividersi in squadre, cosa per niente facile per loro; l’insegnante dovrà aiutarli a comprendere il valore di creare gruppi omogenei e si potrà lavorare sull’ aiutare i bambini meno dotati a livello atletico a sentirsi parte della squadra e ad essere attivi nel gioco.

Inizia la partita e di solito si verificano subito interminabili discussioni sulle regole; pensiamo allora a quanto possano apprendere i bambini sul processo che porta a scegliere una regola condivisa, sulle abilità di mediazione che dovranno usare e sulla frustrazione nell’ accettare regole magari non desiderate. 

Si gioca e ogni bambino può essere aiutato a riflettere sui suoi limiti, su quali movimenti svolge con adeguatezza e su quali invece deve ancora migliorare: avere consapevolezza del proprio corpo non è una dote superflua e sarà una base importante per affrontare i cambiamenti che arriveranno di lì a poco con l’adolescenza. 

Per tutti questi motivi giocare a palla-battaglia non è un “semplice sfogo” o un “secondo intervallo” o un “premio speciale”. E’ un’attività che incrementa un’intelligenza specifica, dignitosa e importante per una sviluppo armonico quanto le altre; è un gioco che permette di lavorare su abilità sociali ed empatiche, indispensabili per imparare a stare con gli altri e a collaborare; consente di fare i conti con regole, limiti e frustrazioni, oggi purtroppo gestite con sempre più difficoltà dai nostri bambini.

Per tutti questi motivi “non toglieteci palla-battaglia”. 

 


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