Si parla molto in questi ultimi anni di riforme scolastiche, la cosiddetta buona scuola, della possibilità di tenere il cellulare in classe, dell’abolire i compiti.
Si prende come modello da seguire l’esempio delle scuole tedesche, svedesi e inglesi e spesso, nelle chiacchiere da bar, si vorrebbero imitare in Italia, ma perché?

Certo, tutti questi modelli scolastici hanno molto da insegnare al sistema scolastico italiano, ma forse in alcuni casi bisogna fare un passo indietro.

La scorsa settimana aprendo i social network si potevano trovare una quantità incredibile di articoli e notizie su quanto siano dannosi i compiti per i nostri bambini, quanto questi siano una limitazione della vita del bambino, che non può godere appieno delle esperienze della vita.

Non voglio cadere nello stereotipo del “ai miei tempi c’erano i compiti e siamo cresciuti tutti bene”…parole al vento di chi non argomenta una sana condivisione di pensiero.
Vorrei provare a fare un passo in più e pesare due parole riguardo a questo argomento.

Credo che i compiti a casa siano utili.
Credo che dare ad un bambino dei compiti da fare a casa non sia un crimine contro l’esistenza e l’armoniosa crescita del bambino.

Sono fermamente convinto che l’infanzia di un bambino debba essere un’ esplosione di esperienze, un continuo provare, giocare, confrontarsi, socializzare e perché no annoiarsi.

Ho già parlato in un precedente articolo quanto possa essere utile ad un bambino annoiarsi; la noia, infatti, è la condizione che permette di maturare un progetto, un’iniziativa. Non abbiamo bisogno di bambini esecutivi, come fossero macchine, ma creativi.

C’è una cosa però che ci sfugge ovvero l’impatto della società moderna e dell’ambiente.
Tablet, cellulari, console portatili e non, televisioni…difficile annoiarsi in maniera creativa: si sceglie di annoiarsi davanti ad un piccolo o grande monitor.
La creatività muore, la noia perde ogni suo significato.

L’ambiente famigliare è il terreno su cui potrà crescere il nostro figlio: la famiglia negli ultimi decenni è decisamente cambiata, plasmandosi ad una società che impone orari di lavoro proibitivi e poco da dedicare con i figli.
Quando poi il genitore si dimentica il suo importantissimo ruolo educativo credendo sia tutto in mano a scuola, attività sportiva, catechismo e lezioni di musica… ecco qui significa che si sta perdendo la bussola.
La collaborazione scuola famiglia, per come è attualmente organizzata la società italiana èFONDAMENTALE: non si può pensare di vedere un ente separato dall’altro.
La collaborazione deve essere bilaterale: è vero che il bambino passa la maggior parte della sua giornata a scuola, ma è vero anche che l’apprendimento legato ad un sentimento di amore materno e paterno è molto più d’impatto.

Cosa penso?

Penso che un’esame di coscienza sia da fare da entrambe le parti.
I genitori dovrebbero tornare ad essere genitori in tutto e per tutto, non solamente in ciò che fa comodo: investire del tempo nell’aiutare il proprio figlio a fare i compiti e crescere dovrebbe trattarsi di un piacere non di un dovere.
Gli insegnanti dovrebbero muoversi verso compiti a casa più stimolanti e meno alienanti, certo ci vuole del tempo per pensare ed idearli ma abbiamo scelto questo lavoro per amore o perché fare altro ci sembrava brutto?

 

 
«ll progetto educativo di genitori e insegnanti deve prevedere anche la fatica, la messa alla prova. Certo, non ho mai visto i miei figli esultare per dover riaprire i libri una volta tornati a casa; ma ognuno di loro, in questo modo, viene responsabilizzato nel suo progetto scolastico, sa che dovrà sforzarsi di essere all’altezza degli obiettivi che gli vengono richiesti».

(Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, autore di numerosi libri tra cui il recente “L’età dello tsunami”)

 


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