Quest’anno ho avuto la fortuna di tornare in un posto dove già, sei anni fa, avevo lasciato un pezzetto di cuore… Sono stato in Zambia. Nel 2012, grazie a mio fratello che già si trovava lì per intraprendere il servizio civile italiano, ho potuto raggiungerlo e provare un’esperienza unica, ho fatto volontariato. Questo reso possibile dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, che nel 1985 è arrivata in Zambia, prima zona di missione. L’Associazione opera nel mondo oltre che in Africa, in Europa, Oceania, America ed anche Asia. Mi concentrerò sull’Africa in particolare per raccontarvi quella che ho visto con i miei occhi e provato sulla mia pelle.

Sei anni fa ho potuto fare parte del progetto Cicetekelo (che significa nella lingua locale ‘speranza’) e seguire i progetti dell’Associazione. Sono entrato per la prima volta a contatto con quella che è una realtà così diversa dalla nostra, così lontana, ma devo dire, anche talmente pura. Mi ha segnato conoscere le storie di persone, persone esattamente come noi che hanno avuto la sfortuna, se così si può chiamare, di nascere in un posto difficile, per tutto ciò che lo caratterizza. 

 

 

L’Africa ti segna, ti rimane, e da lì mio fratello ha continuato a collaborare con l’Associazione e deciso di lavorare insieme, infatti, una volta tornato a casa finito il servizio civile e laureato, si è trasferito a Lusaka, la capitale. Il progetto della Papa Giovanni XXIII era diventato quello di aprire una gelateria… la gelateria che avrebbe accolto i ragazzi del progetto Cicetekelo in un programma di scuola e formazione per imparare il mestiere. A distanza di anni il progetto è un successo, con una decina di gelaterie Gigibontà in Zambia, tra Lusaka e Ndola (le città dei progetti dell’Associazione). 

Ecco che quest’estate sono potuto ritornare, in quel posto che ti rapisce sempre un pò di più. Il motivo? Il mio fratellone si è sposato, con Jessie, una ragazza zambiana stupenda, e soprattutto, hanno avuto una splendida bambina. Il matrimonio, la celebrazione, la cerimonia, sono stati qualcosa di magico. Il Cicetekelo ci ha ospitati nella struttura consacrata decorata dai ragazzi del progetto, i quali, hanno cantato per la celebrazione, con le loro voci potenti e stupende. É stata una festa incredibile, caratterizzata dall’uguaglianza oltre che dall’amore. Un mix di colori e voci da vivere nel più bello dei modi.


E se ora vi state chiedendo, ma dove sono i bambini nel tuo racconto? Arrivano subito. 

Quest’anno l’Associazione ci ha ospitati generosamente, a me e la mia ragazza, nella struttura del Cicetekelo per qualche giorno, dove ho potuto rivedere a distanza di un pò di tempo i suoi progetti. I caschi bianchi ci hanno incluso nelle loro giornate e portati con loro, dove ci spiegavano le caratteristiche di ogni struttura e centro ed anche le storie e le curiosità. Abbiamo visitato i compound, i “villaggi” nelle zone più rurali, dove le condizioni a tratti sono davvero tragiche. Qui, e nei progetti, abbiamo conosciuto tante persone, e soprattutto un sacco di bambini. Neonati con gravi problemi di nutrizione e mamme troppo giovani o malate, bambini orfani, bambini di strada, scenari che difficilmente puoi toglierti dalla mente. Sono tanti i fattori in gioco che creano queste situazioni, davvero tanti. Ed è difficile, difficile viverli per noi che siamo così agiati nel nostro mondo, difficile guardarli senza versare lacrime, difficile trovare la forza di essere forti davanti a loro. 

 

 

Ma poi, in realtà, diventa tutto semplice, e la semplicità te la da il sorriso, il loro sorriso. I bambini, quando ti vedono, a te così bianco, così strano che pari un alieno, sono curiosi. La loro curiosità è felice, è sorridente. Questi bambini sono capaci di trasmettere una gioia, una purezza così grande che quando sei con loro ti riempi di pace e amore. Ci inseguivano subito, poi si presentavano “What is your name?”, e da lì cominciavano a toccarci, con una sacco di entusiasmo, e a giocare. Ma quanta voglia di ridere e giocare possono avere i bambini? Loro ci hanno dato la risposta: una voglia immensa. 

Ed è questo che ci ha lasciati senza parole, vedere come non esista bambino, in qualsiasi posto lontano e dimenticato che sia, che non necessiti di un abbraccio, non voglia correre con te, giocare e ridere di cuore. I loro sguardi ti segnano dentro, e ci hanno regalato momenti e sentimenti che non sono così facili da vivere. 

Esperienze come questa insegnano e raccontano tanto e noi, beh, siamo davvero grati di averla potuta vivere, anche perché siamo convinti di una cosa, “se non la vivi non puoi davvero capirla”.

Vi lascio così, con un mio piccolo racconto estivo di vita. Ringrazio l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII per il duro lavoro che svolgono ogni giorno nel mondo, e soprattutto, ringrazio di aver potuto vivere quest’avventura che mi ha aperto il cuore ed appassionato ancora di più a quella che è la vita dei bambini, la loro crescita e tutto ciò che possa permettergli di avere quel sorriso, puro e felice.

 


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