Tra il 2003 e il 2008, a Cremona nasce il Baskin, dall’idea di Antonio Bodini, ingegnere di professione e padre di una figlia disabile, e Fausto Capellini, professore di educazione fisica in una scuola media di Cremona. L’idea è tanto semplice quanto forte: ispirarsi al basket, modificandone le regole, e permettere a chiunque una vera e propria partecipazione al gioco.

Per affrontare nel migliore dei modi questa nuova realtà mi sono affidato alla società ASDO Baskin Carugate e con Debora, dirigente e giocatrice, vogliamo farvi immergere in questo fantastico mondo. 

Iniziamo a parlarne da due punti di vista differenti: dalle tribune al campo, permettendo di capire i meccanismi di questo sport per affrontare i temi di sviluppo nei ragazzi e negli adulti partecipanti.

 

 

Dalla Tribuna

Il Baskin è una vera e propria disciplina sportiva che prende spunto dalla pallacanestro, si sviluppa secondo il “principio dell’adattamento”: l’obiettivo principale è di creare, partendo dall’attività sportiva, un contesto in cui possano coesistere più le diversità possibili, e metterle al servizio del gruppo, nel rispetto delle caratteristiche individuali, in condizioni di pari opportunità e uguaglianza.
A differenza della visione tradizionale che abbiamo dello sport, in questo caso è lo sport stesso che si struttura attorno alle caratteristiche della singola persona.

Il Baskin utilizza il principio dell’adattamento in un’ottica inclusiva:

  1. Adattamento delle strutture e degli spazi: al campo regolamentare da basket vengono aggiunti due canestri laterali in posizione trasversale al campo con un’altezza di 2,00metri e con due aree semicircolari con raggio di 3,00metri suddivise in cinque settori. Sotto al canestro laterale vi è inserito un altro canestro più basso, utilizzato dai ruoli 1, con un’altezza minima di 1,00metro. 
  2. Adattamento dei materiali: nel gioco del baskin si utilizza il pallone da minibasket, sostituibile però in caso di necessità per il ruolo 1, con palle di dimensioni e peso diversi, in relazione alla capacità di prensione o di tiro di alcuni pivot. 
  3. Adattamento ai ruoli: il numero di maglia di ogni giocatore è sempre in doppia cifra in quanto le decine indicano il ruolo, mentre le unità identificano il giocatore. I ruoli sono assegnati in base al possesso delle grandi “prassie” ovvero l’uso delle mani, il cammino, la corsa e l’equilibrio. Il sistema di classificazione è riferito fondamentalmente alla ricerca di un principio che consenta anche ad ogni individuo con disabilità di giocare una gara senza distinzione e discriminazione relativa alla tipologia di disabilità. Nel baskin la presenza di cinque ruoli non impedisce l’agonismo e non costituisce un ostacolo a una competizione intensa è spettacolare, perché il potenziale di gioco di ogni squadra deriva da totale di un punteggio prestabilito (massimo 23).


Dal Campo

Il Baskin ribadisce il principio su cui si fonda la “Carta dei Principi dello Sport per tutti”, sottolinea quanto la pratica sportiva sia un diritto di tutti i cittadini, di tutte le età e categorie sociali, in quanto assolve a primarie funzioni nei processi di crescita degli individui e della collettività.

La capacita integrante di questo sport si percepisce nel vedere come ogni ruolo viene esaltato dalla presenza dell’altro. I giocatori costituiscono la squadra fra di loro, si valorizzano tutte le potenzialità presenti e si strutturano regole che permettono il pieno rispetto della dignità di tutti, consentendo di essere determinanti se bravi e allenati.

 


Il Baskin si pone come obiettivo fondamentale l’integrazione fra persone con e senza disabilità. Permette di aumentare il livello di personalizzazione educativa che si vuole sviluppare, insieme la dimensione individuale e sociale di ogni persona. Si favoriscono quindi diversi aspetti legati alla socializzazione: sprona all’impegno, insegna il coraggio, promuove la lealtà, incentiva la comunicazione interpersonale, il rispetto per le norme condivise, per l’avversario e per i diversi ruoli.


Le emozioni più belle di questo sport crescono insieme ai piccoli “grandi” passi che ogni componente della squadra compie nella sua integrazione e collaborazione con i compagni;
è bello quando l’autostima cresce per aver fatto un canestro, o semplicemente per essere riuscito ad aiutare, con un gesto o una parola, una compagno di squadra.
è bello quando anche il più timido e riservato dei ragazzi, a fine anno chiede la parola al microfono per ringraziare pubblicamente compagni ed allenatori.
è bello vedere quanto la squadra si unisca in momenti di gioia e sopratutto di difficoltà;
è bello vedere la partecipazione delle famiglie che con la loro unione e la loro forza riescono a creare momenti di condivisione sugli spalti ed al di fuori dell’ambito sportivo.
è bello quando radio e giornalisti provano ad entrare in questo mondo per poter fare capire a tutti la voglia di partecipazione di ognuno di noi, affrontando la paura comune del diverso.

 

Attualmente il Baskin sta vivendo uno sviluppo molto importante strutturandosi in campionati, società sportive, attività d’insegnamento all’interno delle scuole e coinvolge tutte le fasce della popolazione, da quelle più deboli come i disabili mentali e fisici, alle persone sedentarie, giovani o anziani.


Si gioca in undici regioni d’Italia per un totale di oltre quattromila praticanti. Tutte le squadre sono riunite sotto il CCNB (Comitato Centrale Nazionale Baskin) con sede a Cremona. Nel 2012 a Pesaro è stata firmata la prima convenzione con la UISP (Unione Italiana Sport per Tutti) a livello nazionale, mentre nel 2014 il Consiglio Nazionale Paraolimpico ha riconosciuto l’associazione “Baskin” come associazione benemerita e con essa anche il Baskin ha ottenuto un riconoscimento istituzionale da parte di un ente sportivo.

 

 


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